Blue Lion presenta: “Le Piazze di Roma”, una passeggiata nella storia della Città eterna



Blue Lion parle italiano!

Le Lion Bleu a franchi les Alpes et s’installe dans la Cité éternelle. Trois guides sont en préparation : Le Château Saint-Ange, de Claudia Viggiani, Les Places de Rome, de Fiorenza Rausa, et le Musée d’Art Ancien-Palais Barberini de Sara Parca.
En attendant la parution des guides, voici un extrait de la promenade proposée par Fiorenza Rausa : le Piazze di Roma… en Italien (s’il vous plaît !)


Quando si considera un'esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono nel popolo tracce dell'antico carattere, ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia, 1815/17 

Il grande scrittore tedesco, che sosteneva di “essere nato una seconda volta, d'essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma”, riesce con grande sensibilità a cogliere uno dei tratti più peculiari di quella che considera “la capitale del mondo”.
J. H. W. Tischbein, Goethe nella campagna romana, 1787, Francoforte-Museo Stadel
Roma è una città unica, una città che vive ininterrottamente da tremila anni, un luogo dove ogni epoca trascorsa ha lasciato una traccia indelebile, creando un suggestivo insieme magicamente amalgamato. 
Quando si passeggia per le strade, nei vicoli e nelle piazze  o si visitano chiese e palazzi è impossibile non cogliere le sovrapposizioni di periodi, stili e utilizzi diversi, specchio di una continuità storica che si traduce visibilmente  in una complessità urbanistico edilizia.
 
Roma è sempre stata una città di potere politico e religioso. Centro di uno degli imperi più potenti al mondo, poi vertice dello Stato della Chiesa, successivamente capitale del Regno e infine della Repubblica Italiana, ha vissuto un’alternanza di periodi di grande fasto con altri di profonda decadenza, riuscendo sempre a risorgere dalle sue stesse  ceneri.

  
Lupa capitolina, XIIIs. Roma-Musei Capitolini

Secondo la leggenda Roma sarebbe stata fondata da Romolo nel al 753 a.C., anche se è archeologicamente  attestata la presenza di piccole comunità già in precedenza. La nascita dell’insediamento urbano è stata determinata dalla felice situazione geografica che ha permesso uno stanziamento protetto dei nuclei abitativi sulle alture dei sette colli, primi fra tutti Campidoglio e Palatino. Al contempo però ai piedi di essi, poco più a valle dell’Isola Tiberina,  il punto di più facile attraversamento del fiume Tevere si rivelò strategicamente  favorevole per lo sviluppo commerciale. E’ proprio il Tevere, cuore e arteria viva della città, motore della sua esistenza e parte integrante di essa con il suo corso sinuoso,  che divenne nei secoli la principale via di comunicazione commerciale, militare ed economica per trasformarsi successivamente, nei periodi di declino, nell’unica fonte di approvvigionamento idrico e dunque ragione stessa della sua sopravvivenza.

Dal II secolo a.C.  iniziò il processo di urbanizzazione anche della vasta area pianeggiante denominata Campo Marzio, compresa fra le pendici dei colli Campidoglio, Quirinale e Pincio e la riva sinistra del Tevere. Da zona paludosa, con opportune opere di bonifica, gradualmente assunse un aspetto monumentale e, grazie soprattutto al mecenatismo di Ottaviano Augusto e di Agrippa, si arricchì di edifici di prestigio e di rappresentanza. 

Il II secolo d.C. segnò il momento della massima espansione della città: con una popolazione che ormai aveva raggiunto il milione di abitanti, Roma era divenuta una metropoli che, pur non dimenticando l’aspetto funzionale nella realizzazione di nuove, più ampie strutture di servizio quali magazzini, mercati, caserme e insulae, mostrava tutta la sua potenza e il suo splendore nei grandiosi edifici pubblici. Teatri, anfiteatri, templi, stadi, circhi, terme e ninfei, alimentati da ben undici acquedotti, portici e piazze monumentali erano ornati sfarzosamente da colonne, capitelli, statue e rivestimenti di marmi pregiati che abbondavano anche nelle ricche domus e nelle ville delle famiglie patrizie.
Mura aureliane, IIIs. d.C., Roma


La violenta crisi economica e sociale del III secolo determinò un rallentamento dell’attività edilizia. Segno evidente della debolezza dell’impero e del timore concreto delle invasioni barbariche fu la realizzazione della poderosa cinta delle mura Aureliane  che, con un circuito di quasi 19 kilometri, delimita tuttora il centro storico.
 
Con Costantino, all’inizio del IV secolo, la sede imperiale venne trasferita a Costantinopoli  e le autorità d’ora in poi si limitarono al restauro o alla semplice conservazione dei singoli monumenti che inevitabilmente, persa la loro funzione iniziale, a poco a poco verranno abbandonati. L’imperatore fu comunque artefice del futuro destino della città poiché, avendo intrapreso la costruzione delle prime basiliche cristiane, determinò l’affermazione di un nuovo grande potere, quello della Chiesa.  Accanto e sopra alla vecchia città va sorgendo la Roma cristiana, sede del successore di Pietro.

Arco di Costantino, IVs. d. C. Roma

Nella deriva delle istituzioni governative, la Chiesa emerse come unico punto di riferimento affermandosi come autorità non solo spirituale ma anche e soprattutto temporale. Molti edifici pagani vennero adattati al culto cristiano, decretandone la sopravvivenza, mentre la maggior parte fu demolita e utilizzata come materiale da costruzione per nuove strutture. Le ripetute invasioni barbariche e le guerre gotiche determinarono una profonda crisi e un brusco crollo demografico: i pochi abitanti superstiti, anche a causa del taglio degli acquedotti, abbandonarono le alture dei colli e si rifugiarono nella piana del Campo Marzio lungo il fiume, che divenne l’unica fonte di approvvigionamento idrico. L’area all’interno delle Mura Aureliane era ormai troppo vasta e rimase per la maggior parte disabitata. Non bisogna però cadere nell’errore di considerare i secoli del Medio Evo come una età oscura e priva di rilevanti episodi: a momenti di declino si alternarono periodi di splendore e rinascenza  che lasciarono un’impronta decisiva sulla configurazione urbanistica e sull’immagine della capitale della cristianità. 


Piazza San Pietro, XVIs. Città del Vaticano

Se il XIV secolo si ricorda come uno dei periodi più tormentati nella storia della città a causa dell’assenza della corte pontificia, trasferitasi ad Avignone, e del conseguente stato di anarchia e di profonda crisi materiale e morale, il Quattrocento si aprì sotto diversi auspici. Con l’elezione al soglio pontificio di Martino V Colonna, appartenente a una delle più illustri famiglie romane, si avviò un intenso programma di radicale rinnovamento portato avanti con vigore anche dai suoi successori fra cui Sisto IV, definito renovator urbis.

Vengono riqualificate zone di primaria importanza come il Campidoglio e il Vaticano, che diverrà la residenza dei pontefici in sostituzione del Laterano; si intervenne sulla viabilità edificando un nuovo ponte, Ponte Sisto, e tracciando nuovi percorsi che spesso ribattono assi viari di epoca romana, al fine di creare una razionale collegamento fra i principali poli di attrazione urbana, i porti fluviali, i punti di accesso alla città e i rioni più popolosi, Sant’Angelo, Ripa e Campitelli.


Nel secolo successivo  l’attenzione si spostò verso l’area di Ripetta e i rioni Parione, Pigna e Ponte, dove era la maggiore concentrazione di banche per via della vicinanza con il Vaticano e il conseguente transito dei numerosi pellegrini. Il mercato, che si svolgeva in Campidoglio, venne trasferito a Piazza Navona che da allora divenne il cuore pulsante della città.
Demolizioni per l'apertura di via dei fori imperiali, Roma

Sarebbe impossibile elencare tutte le opere intraprese dai pontefici che vollero lasciare un segno indelebile nella città eterna. Fino al 1870, anno in cui si concluse la millenaria storia dello Stato della Chiesa e Roma divenne la capitale del nuovo Regno d’Italia, si moltiplicarono gli interventi che hanno contribuito a conferire l’aspetto attuale affiancando estrosità manieriste a capricci barocchi, raffinatezze rococò a rigori neoclassici, sempre però operando con grande disinvoltura nei confronti dell’antico, presenza  imprescindibile  da riutilizzare o cancellare, manipolare o distruggere.
Anche la famiglia Savoia, la dinastia dei re d’Italia,  contribuì a scrivere una nuova pagina  nella storia di Roma, volendole conferire un nuovo volto, degno delle maggiori capitali europee. Si costruirono i nuovi quartieri residenziali nelle aree rimaste libere all’interno delle mura, ma furono compiute dolorose demolizioni nel centro storico per realizzare ampie vie di scorrimento, quali Corso Vittorio, via Cavour e via del Tritone; vennero realizzati gli argini del Lungotevere, necessari per evitare disastrose inondazioni, e furono edificati ingombranti edifici fra cui il Vittoriano, il Palazzo delle Esposizioni e il Palazzo di Giustizia, che con il loro stile eclettico dovevano rappresentare il nuovo, moderno stato laico.

Infine nel ventennio fascista, a partire dal 1922, cercando di valorizzare le memorie dell’antica Roma, si sono compiuti sventramenti che hanno portato alla demolizione di interi quartieri sia per favorire l’isolamento di luoghi simbolo della storia della città, quali il Campidoglio e il mausoleo di Augusto, sia per la realizzazione di imponenti apparati scenografici come via della Conciliazione e via dei Fori Imperiali.  

da : Fiorenza Rausa, "Le piazze di Roma", Blue Lion 2013

* foto di copertina: Piazza Navona